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Levyan - ILCC: III - Alto budget

III Alto budget 6 luglio, City di Austropoli, Grattacielo AxeCorp, 10:32 Un ragazzo in occhiali finti e Oxford nere, ben vestito e rasato, con una ventiquattrore in cuoio nella mano destra mise piede nell’edificio. Aveva i capelli tirati all’indietro dalla forza di una lacca che avrebbe potuto sostenere un ponte. Il passo era mal cadenzato, le mani non riuscivano a star ferme, gli occhi brillavano di un color oro intenso. Accanto a lui, Platinum Berlitz, in abito Versace, pochette, ampi occhiali da sole e scarpe col tacco che calpestavano il tappeto rosso steso sotto di lei dai soldi di papà. Al loro seguito, in camicetta e gonna con spacco, con una grossa cartella tra le braccia e la scritta assistente ben illuminata sulla fronte: una perfetta sconosciuta che a nessuno sarebbe interessata. Tra la folla, in pochi li riconobbero, ma già la prima receptionist diede immediatamente segno di sospettare qualcosa. «Oswa...

Levyan - ILCC: II - Suits

II Suits «Gold!» esclamò qualcuno dall’esterno. Il Dexholder era stravaccato su ciò che una volta era probabilmente stato un letto. Qualcuno picchiava con le nocche sulla porta, ma lui faceva finta di non accorgersene. Trasse un sospiro, emise un grugnito e afferrò il cellulare e staccandolo dal cavo di alimentazione. Erano le 11:12. Maledetto jet lag. «Sono sveglio, cazzo!» gridò, mettendo momentaneamente a tacere la femmina che lo stava tanto infastidendo senza neanche essere nella sua stessa stanza. «Muoviti, abbiamo da fare» disse la voce. Era quella di Platinum. Gold si fece cadere sulla moquette, trascinandosi dietro tutte le lenzuola. Si alzò senza la minima fretta, si diede una sistemata al pacco. Platinum si vide aprire la porta dalla versione meno composta che avesse mai visto di un essere umano. Arricciò il naso per l’odore di chiuso che si dipanò dalla camera di Gold. Il ragazzo aveva tolto la maglietta, rimanendo coperto solamente dai suoi ...

Sakichan24 - Addictions - 11/12

Sakichan24 A D DICTIONS   12. S po rt add ic tion. . .   Piego le braccia verso il pavimento. - Cinquanta. - mormoro a denti stretti. Faccio fatica a ritornare alla posizione di partenza: le braccia, nonostante il buon numero di muscoli, mi tremano e implorano pietà: sembra debbano cedere da un momento all’altro. - Signore, tra poco dobbiamo chiudere. Non ascolto neanche e faccio un altro piegamento. - Cinquantuno. Non posso fermarmi in questo momento, il mio allenamento non varrebbe a niente. Ho le gambe indolenzite, mi dolgono gli addominali e le braccia iniziano a formicolare. Ma non cederò: non sono un debole. - Signore. L’inserviente mi tocca sulla spalla con una mano: non posso più ignorarlo. - Lo so. - rispondo, con un tono più duro di quello che vorrei. Mi mordo il labbro. Faccio un ultimo piegamento e le mie braccia si ribellano definitivamente: crollo a terra e per poco non sbatto la faccia. Rimango lì un attimo, mentre scari...